Questo scritto sulle metafore in psicoterapia nasce da un’idea di Lucio Sibilia, per aiutare le persone a pensare alla psicoterapia in modi non conformisti. In particolare, può essere utile per chi vorrebbe iniziare un percorso ma non sa cosa aspettarsi da una psicoterapia.
Si compone di due parti.
La prima parte, di Lucio Sibilia, aiuta a capire meglio il processo della psicoterapia, anche grazie a quattro possibili metafore che possono rappresentarla.
La seconda parte, di Stefania Borgo, aggiunge delle considerazioni sullo scritto e sul valore delle metafore in psicoterapia.
Metafore della psicoterapia
di Lucio Sibilia, Centro per la Ricerca in Psicoterapia (CRP)
Cosa non è la psicoterapia
La psicoterapia non è una cura che qualcuno ti somministra, e tu devi solo aspettare che faccia effetto, alla pari di una compressa o una iniezione.
La psicoterapia non è una ricerca nei sotterranei, per portare alla luce – come in uno scavo archeologico – qualcosa che tu già non sappia, o nei bassifondi dei tuoi istinti (che invece sono sani), per tenerli a bada.
La psicoterapia non ti porterà a scoperte tremende su te stesso, che ti lasceranno sconvolto, come in un film dell’horror.
La psicoterapia non è un cercare le cause delle cause delle cause, e così all’infinito, dei tuoi presunti disturbi, errori, difetti, inferiorità o colpe, come nel “Processo” di F. Kafka.
La psicoterapia non ti farà entrare in un tunnel senza fine, costretto a dipendere per sempre dal tuo “analista”, come in una tossicodipendenza.
Che cosa è la psicoterapia?
Dal punto di vista dei professionisti che la attuano, può essere semplicemente definita così: una procedura attuata attraverso la comunicazione umana tra due persone, una nel ruolo di terapeuta e l’altra di paziente, al fine di migliorare il benessere o ridurre il malessere del paziente.
Tali procedure di solito rispondono a criteri fondati sull’esperienza clinica o sulla ricerca scientifica o meglio ancora su entrambi gli ambiti.
Le competenze necessarie vengono acquisite da medici o da psicologi, e sono certificate da un diploma con valore legale in Italia, acquisito dopo un’apposita formazione quadriennale in Corsi di specializzazione riconosciuti dal MUR.
Non è possibile descrivere tutti i percorsi che costituiscono il cambiamento che si realizza durante le psicoterapie compendiandoli in un breve scritto, ma si può ricorrere a delle metafore.
Queste metafore possono consentire al profano di avere un’idea dei suoi contenuti senza ricorrere ad un gergo tecnico. Le metafore che ho trovato finora sono queste: La metafora della scalata, La metafora della reazione enzimatica, La metafora del viaggio, La metafora della “stele di Rosetta”.
La metafora della scalata
La psicoterapia non è uno scavo nel tuo passato, ma una scalata, che ti consentirà di vedere il mondo come non l’hai ancora visto finora, nonché vedere te stesso, in una prospettiva sempre più ampia.
Ti consentirà quindi di ampliare il tuo orizzonte, di entrare meglio in sintonia con te stesso e l’universo.
E così capire meglio il tuo posto in esso e come farne parte.
La scalata ti consentirà di vedere te stesso diversamente da prima.
La psicoterapia non è un viaggio nei sotterranei, ma un’elevazione della tua coscienza e una liberazione dai limiti quotidiani.
La vera fonte di gioia non è la vetta che conquisti, ma l’aver conquistato te stesso. E così poter guardare al futuro con più fiducia.
Ogni vetta che sali ti può insegnare qualcosa. Qualcosa sulle tue capacità. E ogni vetta è nuova ogni volta, anche se l’hai già scalata prima.
Ogni vetta che sali ti insegnerà qualcosa, se non lo farai per essere ammirato, ma per la tua soddisfazione interiore.
La psicoterapia non richiede che tu ti ripieghi su te stesso a guardarti l’ombelico.
Non richiede che tu ti faccia domande di cui già conosci le risposte.
Non richiede un viaggio a ritroso, che rischia di non finire mai.
Non richiede di accendere i fari su un passato che non esiste più.
Non richiede di contemplare i tuoi errori, se essi non hanno più influenza sull’oggi.
La psicoterapia richiede invece di accettare ed esaminare seriamente i tuoi errori attuali, quelli che ti impediscono di andare avanti, ma per correggerli.
Richiede la tua intera presenza a te stesso, nell’oggi.
Richiede di osservare attentamente, di esaminare tutte le tue risorse e le scelte che hai a disposizione. E fare delle scelte.
Non importa quanto siano alte le vette, l’importante è che sia stato tu a sceglierle. E che rispondano ai bisogni del cuore.
Se sei stanco, rallenta, non sei in gara con nessuno.
Se trovi delle difficoltà, non perdere di vista la vetta, le soluzioni verranno quando troverai la tua via.
La psicoterapia ti mette al fianco un compagno di cordata: il tuo terapeuta.
La metafora della reazione enzimatica
I cambiamenti sono reazioni, alla pari delle reazioni biochimiche che avvengono nelle cellule del nostro corpo.
Queste sono prevalentemente reazioni enzimatiche. In tali reazioni, abbiamo strutture che cambiano ed altre che funzionano da “enzimi”, cioè le sostanze che favoriscono tali cambiamenti, ma non cambiano, restando intatte.
Le prime favoriscono la crescita, cioè una maggiore differenziazione e un aumento di tessuto (psichico), mentre gli enzimi favoriscono tali cambiamenti, restando alla fine uguali a se stessi.
Gli enzimi psichici sono insiemi di ricordi, intenzioni, aspirazioni e desideri che formano “composti” coerenti nella nostra mente e che si combinano con rappresentazioni esterne.
Questi composti sono transitori, non permanenti. Possono unirsi a nuovi elementi per formare nuovi composti.
Una volta formatosi un composto, questo si può scindere di nuovo, per riformare di nuovo l’enzima precedente e una nuova sostanza: si è formata così una nuova idea, che dovrà convivere con le altre, modificando in questo modo le relazioni con gli altri composti (cioè formando nuove idee).
La metafora del viaggio
La psicoterapia è anche un viaggio. Quindi, un’esperienza che ti potrebbe portare lontano.
Lontano dalle tue abitudini quotidiane, sopratutto dai tuoi pensieri abituali, coiè dai tuoi schemi abituali, soprattutto quelli che ti fanno soffrire. Lontano dai tuoi ambiti di interesse abituali.
Ma non è un viaggio senza meta, piuttosto è un viaggio con una destinazione; ciò non significa che la destinazione sia fissa o che il percorso da fare sia prefissato, perché può variare “in itinere”.
Anche se ancora non conosci bene la tua destinazione, ne conosci il nome. Oppure credi di conoscerlo. Queste destinazioni all’inizio si chiamano: equilibrio, benessere, scomparsa di sintomi, oppure controllo o conoscenza di te stesso.
La psicoterapia è un viaggio con un accompagnatore che ancora non conosci. Ma lui è uno che conosce il territorio, i mezzi di trasporto più adatti, nonché i modi di usarli.
La psicoterapia può compiere il percorso in poche tappe o molte. Raggiunta una tappa, tu stesso puoi scegliere la successiva. Durante il percorso, avrai il modo di esaminare e scegliere le tappe.
Alla fine, il viaggio sarà il tuo viaggio e di nessun altro al mondo. Non lo percorrerai di nuovo, perché non ne avrai bisogno.
E’ un viaggio in cui parti con un bagaglio ed arrivi (o torni) con un altro.
Rimanendo te stesso.
La metafora della stele di Rosetta
La psicoterapia è lo studio dei tuoi modi di pensare ed agire, e quindi di esprimerti e sentire, soprattutto i più problematici, ma espresso in un linguaggio nuovo: non più nel linguaggio nevrotico che hai usato finora, ma nel linguaggio equilibrato che il tuo terapeuta ti aiuterà a trovare.
La psicoterapia è quindi un lavoro di traduzione, come la stele di Rosetta, di un testo antico, che dovrebbe descrivere il tuo percorso di vita.
All’inizio è apparentemente indecifrabile. La psicoterapia, infatti, non cambia ciò che ti è successo. Non cambia cioè la tua storia personale, ma la descrive con un linguaggio nuovo, più accettabile, coerente e personale.
La storia della tua vita rimarrà la stessa, ma espressa in un linguaggio più comprensibile e significativo, cioè in sintonia con i tuoi veri valori e obiettivi.
Un linguaggio che non cambia i singoli fatti descritti, ma consente di leggerli come parte di un quadro completo e coerente.
E ciò anche alla luce degli sviluppi futuri a te più favorevoli, anche se ancora non li vedi.
Il testo della tua vita rimane lo stesso, quindi, ma il nuovo linguaggio ti consente di esserne l’autore.
Perché liberato da preconcetti, illusioni, stereotipi e credenze non tue.
Il nuovo testo risulterà così più semplice, espressivo e vero. E comprensibile, come la stele di Rosetta, nella sua traduzione.
Così potrai usare la nuova lingua per esprimere meglio te stesso. Il vecchio testo non scompare (non lo potrai dimenticare!), ma lo metterai tra parentesi perché preferirai di gran lunga il nuovo testo.
Alcune considerazioni su Le metafore della psicoterapia
di Stefania Borgo, Centro per la Ricerca in Psicoterapia – CRP
In questo breve ma suggestivo scritto Lucio Sibilia riesce a sintetizzare i numerosi percorsi, talora paralleli, che può assumere una psicoterapia nel suo divenire. Ma soprattutto mostra la potenza comunicativa della metafora.
Cos’è una metafora? Una figura retorica che sostituisce una parola con un’altra, laddove vi sia rapporto di analogia o somiglianza che ne rafforza le caratteristiche, in quanto rappresenta il concetto in termini più concreti, più vicini alla “realtà”, spesso con un effetto di amplificazione.
Le metafore sono più visive, evocative ed hanno un potenziale creativo maggiore rispetto alle definizioni linguistiche. Probabilmente per questo hanno un ampio spazio in psicoterapia (Veglia, 2001) ma, a parte il loro vasto uso tecnico, suscitano un quesito relativo al meccanismo che le rende più potenti del termine che “sostituiscono”.
Le Terapie cognitive hanno a lungo privilegiato lo studio e gli interventi basati sul pensiero logico-verbale, finché non è emerso il ruolo fondamentale della rappresentazione iconica (Borgo, 1994), che viene considerata un sistema funzionalmente separato da quello linguistico, con caratteristiche e regole di trasformazione diverse (Borgo, 2004) e, soprattutto, contiene informazioni non presenti nell’altro che, a volte, risultano addirittura discrepanti!
Le immagini veicolano una quantità di informazione, nell’unità di tempo, molto maggiore rispetto al linguaggio verbale, sono in comunicazione più diretta con le emozioni e automaticamente connesse al movimento (Borgo, 2008; Borgo, 2019) , inoltre vengono considerate, a ragione o a torto, più “vere”. D’altra parte, il linguaggio verbale, da un punto di vista evolutivo, è molto recente e gli animali sembrano funzionare molto bene anche senza questo sofisticato sistema comunicativo!
Di qui l’ipotesi che a livello immaginativo avvenga l’elaborazione fondamentale della informazione e che il cambiamento in psicoterapia interessi queste rappresentazioni soggettive, che sono essenziali per comprendere il “vissuto personale” e le emozioni che lo animano (Borgo, 2008; Borgo, 2019), nonché per “vedere” le situazioni problematiche e le eventuali soluzioni come le rappresenta il paziente.
Tuttavia, anche se nel rapporto psicoterapico agiscono anche altri canali comunicativi non verbali (Borgo, 1994), la psicoterapia utilizza prevalentemente nella comunicazione il linguaggio. Probabilmente è per questa caratteristica che la metafora acquista un particolare valore, essendo una immagine in un contesto linguistico, una sorta di “ponte” tra il pensiero logico-verbale e la rappresentazione iconica.
Le metafora fornirebbe una “chiave” d’accesso alle rappresentazioni “di base”, che possono anche essere molteplici per lo stesso tema a seconda del momenti in cui vengono prodotte e degli aspetti che descrivono, ed essendo inserita all’interno del pensiero logico-verbale permetterebbe una elaborazione dell’informazione più funzionale.
Un esempio è proprio qui sopra: il ponte e la chiave sono due metafore, in questo caso, proprio della metafora.
Bibliografia e riferimenti
- Borgo S. (1994). The use of Images in Therapeutic Communication. In: Borgo S. & Sibilia L. (a cura di), The patient-therapist relatioship: Its Many Dimensions. Roma: CNR.
- Borgo S. (2004). Il sogno: aspetti antropologici e teorici. In: Rezzonico G. & Liccione D. (a cura di), Sogni e psicoterapia. Torino: Bollati Boringhieri.
- Borgo S. (2008). Il vissuto emozionale: un nuovo metodo di studio Idee in psicoterapia, 1, 2, 51-66.
- Borgo S. (2019). Emotions from inside: a new method of study, Psychomed 1-3, 102-121.
- Veglia F. (2001). Metafora, uso della, In: Borgo S., Della Giusta G. & Sibilia L. Dizionario di psicoterapia cognitivo-comportamentale . Milano: Mc Graw-Hill.
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