La parola lutto deriva dal latino “lugere”, che significa piangere.


Il lutto è il sentimento che si prova per la morte di una persona cara. E' inevitabilmente parte della vita ed i suoi effetti sono spesso devastanti.
Ognuno di noi si è trovato di fronte alla perdita di una persona cara e si è posto delle domande, quali: “perché proprio a lui/lei?”, “come farò ad andare avanti?”.

La perdita

La perdita di una figura per noi significativa crea una frattura nella continuità dell’esistenza della vita. Noi, che restiamo qui, ci troviamo a rimboccarci le maniche per poter andare avanti e costruire una vita nuova.

Elaborare il lutto è un processo che richiede tempo. Nei primi giorni, dopo la perdita di un caro, fortunatamente, ci troviamo impegnati nelle cose da sbrigare, concentriamo le forze su altri impegni che, dandoci un obiettivo, ci aiutano a gestire, per quanto possibile, quel dolore lancinante provato al momento della perdita.  

Superati questi impegni impellenti è il momento di far fronte ai sentimenti di dolore, rabbia, tristezza, svuotamento, depressione che prendono il sopravvento. E’ in questo momento che iniziamo a vedere la nostra vita in modo diverso, dando inizio ad una serie di “prime volte”: il primo pasto senza la persona amata, la prima notte da soli in un letto troppo grande, la prima spesa senza comprare i suoi cibi preferiti, il primo Natale senza la sua presenza.

Ogni “prima volta” riporta a galla ricordi, nostalgie e ci porta a provare il desiderio di riavere accanto a noi la persona che abbiamo perso, anche solo per avere ancora un semplice abbraccio.

Ogni “prima volta” ci ricorderà che andare avanti sarà difficile, ma non impossibile.

Elaborare il lutto

Il dolore luttuoso è una risposta psicologica normale e di solito le fasi più acute del dolore vengono superate entro sei mesi. Ovviamente, esistono diversi modi di affrontarlo in quanto è un’esperienza individuale. Non esiste un modo giusto o sbagliato per vivere un lutto, infatti la reazione alla perdita dipende da moltissimi fattori quali: la personalità, le esperienze di vita e il tipo di rapporto che si aveva con la persona perduta.

Può succedere che le persone che ci stanno vicine, dandoci il loro conforto, possano provare a darci dei suggerimenti per affrontare la nostra perdita dicendoci che se non ci soffermiamo sul nostro dolore esso andrà via prima, che dobbiamo essere forti di fronte alla nostra perdita, che andando avanti nella nostra vita stiamo ignorando la nostra perdita e il dolore che proviamo durerà più a lungo.

Niente di tutto ciò è vero. Nell’elaborazione del lutto il processo di guarigione è unico per ogni persona e nessuno può dirti come affrontare questo periodo così difficile. Ignorare i nostri sentimenti, reprimere le lacrime porteranno solo ad allungare i tempi per arrivare all’accettazione e allora affrontiamo il nostro dolore, esprimiamolo con parole o con un semplice pianto, permettiamoci di vivere a fondo quello che proviamo, senza giudicarci. Non ci scordiamo, però, che con il passare del tempo il dolore relativo al lutto inizierà ad affievolirsi portando, entro 12 mesi, ad un miglioramento del benessere personale. Qualora il dolore perduri allo stesso modo per tutto questo tempo, potremmo rispondere ai criteri per il disturbo persistente da lutto complicato, come descritto nel DSM V.

È un processo e come tale ha le sue fasi ma, cosa ancor più importante da sapere è che ha bisogno di tempo e non si può velocizzare.

Le cinque fasi del lutto

Nel 1969 Elisabeth Kübler-Ross elaborò il modello delle “cinque fasi” dell’elaborazione del lutto.

Esse sono:

il rifiuto: è un semplice meccanismo di difesa che mettiamo in atto, neghiamo la realtà perché ne abbiamo bisogno per poter sopravvivere;

la rabbia: è l’emozione che si prova quando il rifiuto inizia a svanire, può essere rivolta verso se stessi, verso la persona scomparsa o anche su terzi che hanno avuto un ruolo fondamentale nella morte della persona (es. medici);

la contrattazione o il patteggiamento: in questa fase cerchiamo in tutti i modi di tornare alla vita di prima, pensiamo a come avremmo potuto evitare la perdita e ci riempiamo la testa di “se solo avessi…”;

la depressione: è la fase fondamentale per poter arrivare all’accettazione della perdita, il dolore entra nella nostra vita ad un livello profondo. Questo stadio depressivo sembra durare per sempre ma invece è la semplice presa di conoscenza della perdita che abbiamo subito;

l’accettazione: questa fase è il momento in cui si arriva ad accettare la realtà, la nostra persona amata è scomparsa fisicamente, impariamo a vivere con la consapevolezza che niente tornerà come prima, abituandoci alla sua assenza.

Nonostante queste fasi, il lutto è un’esperienza personale e molte persone non le attraversano. Il dolore della perdita può essere intenso, disordinato e confuso. Non dobbiamo preoccuparci se le nostre reazioni non rientrano in queste fasi, abbiamo già detto che ogni reazione al lutto è unica e personale.

Gestione delle ricorrenze

Accettata la morte di una persona cara, ci troviamo a fare i conti con la ricorrenza della data della sua morte, del suo compleanno e delle varie festività che eravamo abituati a passare insieme.

Come facciamo a gestire queste giornate?

In automatico, la prima cosa che ci viene in mente, è quella di piangere, andare al cimitero, evitare la giornata e rifugiarci in noi stessi.

Ma è questo che vorrebbe chi non c’è più? Probabilmente no. Allora come possiamo gestire il la tristezza che in queste giornate particolari ci affligge?

Non esistono regole su come passare queste giornate, alcuni preferiscono fermarsi in solitudine a ricordare la persona amata, altri a vivere le esperienze belle che hanno passato con lei. Quest’ultima alternativa è spesso la più funzionale perchè ci avvicina alla nostra persona amata e ci permette di onorare la vita passata insieme a lui/lei.

Ecco alcuni consigli per farlo

Per ricordare una persona, non bisogna per forza essere tristi, possiamo organizzare una festa, invitare gli amici, creare un momento di condivisione di tutti i momenti belli passati con la persona defunta.

In alternativa, se una festa di compleanno può sembrarci fuori luogo, possiamo andare con un amico o un’amica a pranzo in quel locale che preparava quel piatto che lo faceva impazzire, fare una passeggiata nel parco che gli piaceva, leggere il suo libro preferito o vedere quel film che insieme ci faceva tanto ridere.

Tutto questo, all’inizio, ci sembrerà quasi folle, ma col passare del tempo ci renderemo conto che quella persona non se ne è mai andata, è al nostro fianco giorno e notte e capiremo che il modo migliore per ricordarla è ogni giorno, con un sorriso stampato sulle nostre labbra.

Quindi…

Se dopo aver letto tutto questo ci rendiamo conto che il nostro dolore non siamo riusciti ancora a gestirlo, che basta l’odore di una pipa per ricordarci il nostro papà seduto su una poltrona, che la vista di un carro funebre ci mette di cattivo umore per l’intera giornata, possiamo sempre rivolgerci a uno specialista di modo da poter vivere tutte le intense emozioni che seguono l’evento, ricostruire nuovi schemi e abitudini e ritornare a vivere riscoprendo una nuova relazione con chi non c’è più.

L’aiuto di un terapeuta non ci porterà a scordare la persona cara, ci aiuterà solo a gestire la sua mancanza.