Come gestire la rabbia

“ Chiunque può arrabbiarsi: questo è facile. Ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, e al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è alla portata di chiunque e non è facile”  ARISTOTELE

La rabbia

A quanti è capitato di arrabbiarsi dopo aver ricevuto un’ingiustizia?  O quando in una discussione si è avuta la sensazione di non essere stati compresi, ma al contrario fraintesi?

In entrambi gli episodi quello che si prova è un senso di frustrazione e di rabbia che tende ad attivare alcuni dei circuiti più primitivi del nostro cervello, innescando anche parametri fisiologici dell’organismo.

La rabbia è una delle emozioni più complesse, è uno stato affettivo intenso che l’individuo attiva come risposta a degli stimoli sia interni sia esterni e alla sua interpretazione cognitiva.

Cerchiamo di capire nel dettaglio cosa sia effettivamente la rabbia, come sia possibile gestire e regolare questa e le altre emozioni.

La rabbia è considerata un’emozione primitiva, osservabile sia nei bambini molto piccoli sia nelle specie animali diverse dall’uomo.

Questo sta a indicare che ha una base innata e permette all’uomo di adattarsi e sopravvivere all’ambiente (Schachter 1964; Plutchik 1980, 1993; Izard 1977; Izard & Buechler 1980).

Nonostante comunemente è associata alla violenza e aggressività, acquisendo così una connotazione negativa, la rabbia, presenta invece un ruolo molto importante nella vita delle persone, perché permette all’uomo di difendersi da possibili attacchi, o violazioni dei propri diritti e di conseguenza di auto affermarsi per raggiungere i propri obiettivi.

Quali sono gli studi che hanno approfondito questa tematica?

Novaco (1978, 1997) e Howels (1998) descrivono la rabbia come un costrutto multi-dimensionale che presenta diversi domini, come quello fisiologico, cognitivo, fenomenologico e comportamentale.

Nei lavori di Ekman, questa emozione è la causa di un maggior aumento del battito cardiaco e sudorazione delle mani, mentre la manifestazione comportamentale della rabbia a livello mimico e corporeo, è simile a quella osservata negli animali.
Le espressioni facciali riconoscibili sono abbassamento e contrazione delle ciglia, labbra strette e tese, dilatazione delle narici e palpebre socchiuse (T. Cotrufo & J.M.U. Bares 2018)

La dimensione cognitiva ha un ruolo prioritario, poiché i pensieri negativi che si attivano automaticamente nell’individuo come risposta a un evento/stimolo rinforzano quelle stesse emozioni negative sfociando talvolta in azioni distruttive (Beck, 1999).

Questo ci permette di capire che la causa della rabbia è associata a diversi pensieri, eventi e sentimenti, come essere traditi, delusi, sentire di aver fallito, essere trattati male.

Quando parliamo di emozioni a cosa ci riferiamo?

Le emozioni hanno un ruolo importante nella vita delle persone perché si generano sulla base dei valori e dei significati che uno attribuisce a un dato evento.

Queste comportano dei cambiamenti fisici e psichici che influenzano il comportamento e il pensiero.

Come abbiamo visto per la rabbia, le emozioni rispondono a una logica evolutiva e sono quindi il risultato di una selezione naturale.

Essendo presenti sia nell’uomo sia negli animali, hanno una funzione adattiva, basti pensare che le espressioni del volto così come quelle del corpo generate dalle emozioni indichino delle intenzioni e di conseguenza diventano importanti anche nelle interazioni sociali.

Abbiamo già accennato prima come le emozioni si suddividono in primarie o innate, cioè si riscontrano in ogni popolazione, ed emozioni secondarie che invece si originano da quelle primarie e che si sviluppano durante la crescita e alle interazioni sociali.

Questa classificazione si deve agli studi di P. Ekman, psicologo americano, che ha voluto dimostrare come le emozioni siano le medesime tra i diversi popoli.

Egli distingue come emozioni di base le seguenti: Rabbia, paura, tristezza, gioia, sorpresa, disprezzo e disgusto.

Nelle emozioni secondarie, invece, rientrano: Allegria, invidia, vergogna, ansia, rassegnazione, gelosia, speranza, perdono, offesa, nostalgia, rimorso, delusione.

Come abbiamo accennato queste ultime emozioni sono legate di più al contesto sociale e culturale o alle esperienze individuali della persona, infatti, è più probabile che tutti possano provare paura, anche se in forma differente, trovandosi di fronte ad un leone, e non ansia o vergogna nei confronti di uno stesso stimolo.

Come possiamo allora gestire e regolare queste emozioni? E nello specifico gestire la rabbia?

Esistono diversi interventi che possono essere utili nello svolgere questo compito.

Alcune strategie utili si concentrano sulle diverse fasi del processo emozionale, come eseguire una ristrutturazione della valutazione dell’evento attivante.

Un aspetto importante è comprendere quale significato le persone attribuiscono a un dato evento e che valutazione fanno dello stesso e di conseguenza al comportamento che mettono in atto.

Soffermandoci sull’emozione della rabbia, di cui sopra abbiamo parlato, per gestire al meglio questa emozione un tipo d’intervento utile è quello che ne favorisce l’autoregolazione delle condotte aggressive.

In questo modo le persone possono imparare a fare attenzione a quelli che sono gli stimoli scatenanti e i segnali specifici della loro rabbia.

Quali tipi di interventi allora possono essere adoperati per gestire la rabbia e le altre emozioni?

Si possono adoperare come interventi:

  • La ristrutturazione cognitiva, in questo modo la persona può modificare il tipo di pensiero rigido verso gli eventi avversi o verso la ruminazione. Lo scopo è di aiutare il soggetto a mettere in atto dei cambiamenti sul modo di pensare, permettendo così di modulare le proprie emozioni e i comportamenti ritenuti difficili.
  • Tecniche di rilassamento: attraverso le respirazioni, al rilassamento muscolare ricorrendo anche a immagini rilassanti, questa tecnica fornisce l’opportunità di ridurre la tensione e l’attivazione quando ci si trova di fronte a situazioni scatenanti e attivanti.
  • Strategie di coping: per imparare a gestire in modo costruttivo le situazioni che possono generare la rabbia e promuovere le risoluzioni di problemi.
  • Strategie di problem solving: si tratta di cercare delle strategie alternative per affrontare e risolvere quelle situazioni che possono innescare reazioni rabbiose. L’obiettivo è di spostare l’attenzione dalle cause che possono determinare il problema, alle possibili soluzioni, in tal modo la rabbia si riduce e si rinforza il senso di autoefficacia.

Ciò che può essere ulteriormente utile per gestire e regolare le emozioni, è l’uso del Traning sull’assertività.

Questo è un intervento utile per permettere alle persone di esprimere le proprie emozioni, i propri pensieri in modo chiaro ed efficace. Il training ha come scopo quello di aiutare le persone, specialmente chi ha difficoltà a esprimere i propri bisogni, a migliorare la relazione con gli altri imparando a esprimere il proprio punto di vista senza attaccare quello altrui.

Conclusioni

Tutti questi interventi che andrebbero inseriti in un ambiente terapeutico per gestire la rabbia, sono utili alla persona per lavorare meglio su di sé, permettendo allo stesso tempo di migliorare il proprio adattamento sociale e relazionale nelle diverse situazioni in cui ci si mette alla prova e dove sono coinvolti fattori emozionali.