Come inizia

“Non voglio vedere nessuno”, “Stasera non ho voglia di uscire, preferisco stare a casa,” “Non ho molta fame”, Gli altri sono migliori di me,” “Sono un fallito”, “Non mi va mai bene niente”, “Cosa ho che non va?”, “ Vale la pena vivere?”: queste sono alcune espressioni che possono accompagnare momenti di stress, di tensione emotiva,  di superlavoro che la vita può mettere di fronte; ostacoli, sfide impegnative, a volte dolorose, “insormontabili” tanto da richiedere una cospicua quantità di risorse; da segnali come questi, possiamo riconoscere i sintomi della depressione.

Riconoscere i sintomi della depressione
L’apatia della depressione

Come si insinua

Tuttavia, non è così immediato riconoscere i sintomi della depressione : non sono necessariamente legati a cause scatenanti, evidenti agli occhi di tutti. I repentini cambi di umore, la stanchezza improvvisa, l’apatia, il disinteresse verso persone e cose e la difficoltà ad affrontare la quotidianità, si possono manifestare in modo subdolo.

I sintomi sono silenti, inattesi, tanto da essere sottovalutati sia dal soggetto colpito, che dal contesto relazionale di riferimento. Viviamo in un mondo che va sempre più di corsa, con tendenza a continue accelerazioni; quindi poco attento a chi “rallenta” e “non sta al passo”, al punto da trascurarlo, dimenticarlo o addirittura, estrometterlo.

Il valore della prevenzione: imparare a riconoscere i sintomi della depressione

In un’ottica preventiva, bisogna imparare a riconoscere i segnali che caratterizzano la  fenomenologia della depressione. Mettersi costantemente in contatto con sé stessi, con le proprie sensazioni e con il tono dell’ umore, permette di cogliere tempestivamente sintomi predittivi : il  pessimismo, l’esagerata autocritica, l’irritabilità,  la perdita di interesse e  piacere, indisponibilità verso l’altro,  difficoltà a prendere decisioni e programmare obiettivi. Individuare precocemente la condizione di rischio permette di incidere sulla tempestività ed efficacia dell’intervento terapeutico; il soggetto colpito può così mettere in atto strategie comportamentali alternative, più funzionali alla soluzione dei problemi. Si riduce, in questo modo, la possibilità di rimanere vittima della patologia depressiva, o di recidive.

Un circolo vizioso

Il noto autore Aron Beck descrive il modello “La triade depressiva”: tre le aree coinvolte dal disturbo : l’individuo, le relazioni e il futuro. In ogni area si manifestano sintomi nella sfera cognitiva come la difficoltà di concentrazione e di memoria.

La sfera metacognitiva comprende la ruminazione. La dimensione emotiva è descritta con senso di vuoto, sentimenti di colpa e angoscia.

L’area bio-fisiologica comprende l’astenia, la faticabilità, l’inappetenza, la riduzione della libido. In fine gli evitamenti situazionali, il ritiro fanno parte dell’area comportamentale/ambientale. Tutte queste condizioni incidono sull’ambiente interno, fatto di sensazioni, pensieri ed emozioni e su quello esterno, ovvero familiare, lavorativo e relazionale in generale. L’interazione negativa di queste dimensioni innesca, il più delle volte, un circolo vizioso di mantenimento.

Un esempio

Chi si sente giù di morale evita di stare in compagnia, si isola, non partecipa ad alcuna attività; in questo modo, la percezione di sé peggiora, ci si sente inutili, impotenti, inadeguati, venendo a mancare i rinforzi esterni.

Inoltre, gli altri, con il tempo, scoraggiati da questo atteggiamento, rinunceranno a dare sostegno e coinvolgere il soggetto, generando ulteriore frustrazione, senso di solitudine ed autobiasimo . Limitando le attività, si percepisce una maggior stanchezza, sonnolenza, noia: “Tutto risulta troppo faticoso”.

Quando dire “STOP”

Nella vita di ognuno si possono attraversare periodi di apatia ed insoddisfazione personale, momenti in cui si ritiene giusto dire: “ STOP”; fermarsi può essere utile per riprendere fiato dai mille impegni e, pertanto, riorganizzare nuovi obiettivi ed  una rinnovata quotidianità.

Se non si riesce a dire “STOP”

Il problema nasce nel momento in cui questi periodi diventano più lunghi, intensi, tanto da compromettere il funzionamento psicosociale.

Non si è più di fronte ad una fase fisiologica di recupero ma, probabilmente, ad una vera e propria crisi che può minare le attività, le relazioni e la qualità di vita dell’individuo in toto. C’è bisogno di una pausa ben maggiore, nonché di una riorganizzazione più profonda del sistema Mente-Corpo.

Il concetto di Sistema nella fenomenologia depressiva

Ognuno di noi rappresenta un Sistema (mente, corpo, sensazioni) inserito in altri sistemi (famiglia, relazioni, società), con i quali comunica ed interagisce continuamente. Questa interdipendenza può determinare o meno l’insorgenza di un disturbo depressivo. Ci sono sicuramente delle condizioni di vulnerabilità: individuale (aspettative elevate e perfezionismo, rigidità cognitiva, ipercriticismo, difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti, intolleranza alle frustrazioni); relazionale (ridotta rete socio-familiare); eventi di vita fortemente destabilizzanti (lutti, divorzi, catastrofi); socioeconomico (disoccupazione, ritmi di lavoro stressanti, disagio familiare).

La prospettiva sistemica biopsicosociale

Non tutti cadono nel vortice depressivo, grazie all’intervento di fattori protettivi, situazioni cioè che ammortizzano l’impatto e la forza di quelli negativi, maggiormente legati al rischio: passioni ed interessi personali, supporto familiare, clima lavorativo positivo, percepita realizzazione personale e lavorativa, maggiore flessibilità rispetto ai cambiamenti (soglia più alta di stress), attività sportiva costante.

Questo quadro ben descrive la natura BioPsicoSociale della fenomenologia depressiva.

L’assunzione fondamentale del modello Biopsicosociale è che ogni condizione di salute o di malattia sia la conseguenza dell’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali (Engels, 1977, 1980; Schwartz, 1982).

L’OMS (1948) definisce la Salute “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”.

Le persone che vivono la sofferenza della depressione descrivono la sensazione di una doppia disconnessione tra se stessi e il proprio mondo interiore e tra quest’ultimo e quello esterno. Ciò comporta una disarmonia che non può non tradursi in uno stato di profonda sofferenza, specialmente legata all’impossibilità di accettare la sensazione di non provare emozioni positive, non sentirsi più coinvolti ed interessati verso il proprio mondo affettivo-relazionale.

Per approfondimenti:

www.salute.gov.it/portale/rapportiInternazionali/homeRapportiInternazionali.jsp

E se arriva anche l’ansia?

Spesso i sintomi della depressione si associano a stati di ansia, che possono rappresentare, essi stessi, un epifenomeno della sintomatologia depressiva: si va in “tilt” per ogni cosa, anche la più semplice e banale. Il  sistema corpo-mente sta mandando dei messaggi: è ora di fermarsi, capire cosa succede,  rivedere emozioni, idee, obiettivi e forse di cambiare qualcosa, necessariamente col supporto dello specialista.

Il ruolo dello stress

Concedersi spazi personali e recuperare energie spese nel corso della giornata lavorativa sono strategie efficaci per prendersi cura di Sé.

Gestire lo stress è una delle abilità più importanti per scongiurare e prevenire il “rischio depressivo”. A volte si pretende troppo da se stessi, si esagera, fino ad un vero esaurimento delle risorse emotive, cognitive, fisiche. Tra le attività programmate manca, spesso, la fase del recupero. Si crede di ottimizzare i tempi, ci si illude di avere “risorse infinite” a cui attingere.

La Crisi non è necessariamente un Fenomeno negativo; può indicare la strada del cambiamento: un’inversione di rotta, funzionale a migliorare la qualità della vita, il rapporto con se stessi e con gli altri ; pertanto bisogna percorrere questa strada, affrontare le insidie, consapevoli che, supportati adeguatamente, può essere superata. Oltre a condurre verso il “ritmo giusto” della propria vita, può rappresentare motivo di crescita ed arricchimento per chi la sta vivendo.